Agora' dell'Artefatto Il blog del Teatro Nebiolo

1mar/100

«La mafia si batte insieme» La “ricetta” di don Ciotti al Nebiolo di Tavazzano

 

Il sacerdote ospite del Centro di documentazione per il teatro.
«Ognuno di noi può fare qualcosa». Perché davanti ad un fatturato da 135 miliardi di euro, con 70 miliardi di utile sottratti all’economia del nostro paese, «voi capite che non si può e non si deve scherzare?». Piglio deciso e voce ferma, è don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera (associazione nomi e numeri contro le mafie), venerdì sera sul palco del teatro Nebiolo di Tavazzano, per gli incontri del Centro di documentazione per il teatro civile insieme a Lorenzo Frigerio, coordinatore di Libera Lombardia, a scuotere animi e coscienze, denunciando gli intrecci osceni tra mafia e politica. Cita Paolo VI («la politica è la più alta ed esigente forma di carità»), il filosofo Noberto Bobbio («la democrazia vive di buone leggi e di buoni costumi»), il presidente Sandro Pertini; rammenta gli incontri di chi ha combattuto e ha perso la vita, come il giudice Rocco Chinnici, don Peppe Diana («ricordo ancora i suoi occhi allegri mentre a Casal di Principe mi offriva mozzarella, salame e il suo quaderno di appunti»), don Pino Puglisi; racconta del risveglio di un paese del foggiano come Monte Sant’Angelo, 35 omicidi di mafia negli ultimi anni, diverse morti bianche tra cui quella di un ragazzo di 17 anni, che pochi giorni fa è sceso in piazza accanto a Libera per manifestare contro l’illegalità. Parla di una lotta condivisa («non credo nell’opera dei navigatori solitari») necessaria a contrastare una mafia che è «un vero e proprio sistema di violenza a tre livelli: diretta, con gli omicidi, le estorsioni, la droga; strutturale, con la gestione dei centri del potere; culturale, con la trasmissione di codici di comportamento di generazione in generazione». Un sistema che «ha le radici al Sud e gli investimenti al Nord». A dirlo i mille beni confiscati ai mafiosi in Lombardia (al quinto posto per sequestri, dopo Sicilia, Calabria, Campania e Puglia) e le sempre più frequenti operazioni delle forze dell’ordine, come quella dello scorso 22 febbraio «in cui è stata smantellata un’intera cosca della provincia di Enna, che aveva lasciato la Sicilia per fare affari qui» e in cui sono state arrestate cinque persone nel Lodigiano. «Il problema non è il pesce, ma il bacino d’acqua in cui si alimenta: le compiacenze di una parte del corpo sociale e mi riferisco ad alcuni politici, avvocati, commercialisti, notai - spiega don Ciotti - . Bisogna prendere coscienza che quel fenomeno che dura ormai da due secoli è cambiato. Riina era un contadino, non era in grado di giocarsi i soldi alla borsa di New York». Ora le cosche sono imprenditrici e banche che forniscono credito alle aziende in difficoltà. Ma la crisi, secondo l’inarrestabile presidente di Libera, è anche e soprattutto etica, come raccontano i dati della Corte dei Conti sull’aumento del 229 per cento dei reati per corruzione; una crisi in cui «è come se qualcuno avesse già depenalizzato alcuni reati nella propria coscienza, rifacendosi a una sorta di legalità sostenibile, un continuo mediare tra ciò che è lecito e ciò che non lo è». Per questo oggi più che mai, urge informarsi, capire, impegnarsi. Libera sarà in piazza a Milano il prossimo 20 marzo per la XIV giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie, appuntamento che don Ciotti ha ricordato al pubblico di Tavazzano aggiungendo una postilla: «Se non vi vedo, vi vengo a prendere». Rossella Mungiello
(Da Il Cittadino di lunedì 1 marzo 2010)

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