13/12/2011 Yo Yo Mundi, terra e canzoni: la ballata di un tempo da sogno
Il concerto della band sul palco del teatro Nebiolo di Tavazzano - Il carnevale e la rivoluzione, tempo di festa e tempo di guerra. Ma anche colori e profumi, sussurri di una terra seduta tra le pianura e le colline del Monferrato. Con la sua gente, la sua storia, la sua lingua, i suoi percorsi di memoria. Un viaggio sospeso tra musica, poesia e immagini quello degli Yo Yo Mundi, sabato sera in concerto per il pubblico del teatro Nebiolo di Tavazzano. Al centro della serata, Munfrà , il decimo album della band nata nel Piemonte di Acqui Terme, e che ha dalla sua ancora tutta la verve degli storici fondatori (Paolo Enrico Archetti Maestri, voce e chitarra, Andrea Cavalieri, basso elettrico e contrabbasso, Eugenio Merico, batteria, Fabio Martino, fisarmonica, con la partecipazione di Alex Leonte al violino). Una scelta che è terra e cultura, vino e cibo, racconti che dicono della memoria di un luogo attraverso la voce di chi lo conosce e lo ama. Nei brani del disco portato in concerto si rincorrono la tradizioni popolari del gioco (trascinante la loro versione del Gioco del Mondo, meglio noto come Un, due, tre, stella!) e i ricordi rimasti nel cuore di intere generazioni come l’ingresso ad Acqui Terme di un dirigibile gigante per il Carnevale del lontano 1928. Un’ombra che rimase impressa come un tatuaggio nelle iridi dei fortunati che lo videro e in tutti quelli che vennero dopo, tramandata di riflesso nei racconti dei nonni e in canzoni come Viva la revolution. Un viaggio che è anche impegno civile per il gruppo nato nel 1989, nel tempo diventato attivo sostenitore di molte associazioni e movimenti, tra cui Amnesty International (presente l’altra sera al Nebiolo con uno stand informativo) e il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, a cui gli Yo Yo Mundi hanno anche dedicato e regalato un brano, ovvero Rabdomantico, in cui unire l’immagine di chi un tempo saggiava il terreno alla ricerca dell’acqua con il suo bastone in legno e che oggi è costretto a difenderlo da chi vuole farne un bene da sfruttare. Spunta l’impegno anche ne La solitudine dell’ape, canzone che rimanda alla lotta di sopravvivenza dell’ape operaia, mentre a dipingere «il Monferrato in 4 minuti», «terra ribelle divisa dalla lingua e dall’aratro», c’è La ballata del tempo del sogno. La poesia e l’incanto, la tristezza di un mondo soggiogato da risate false, sono le coordinate del testo de Il Funerale del Clown, storia di un saltimbanco che decide di lasciare il mondo perché «non ha senso vivere se non c’è niente da ridere», ma nel concerto-evento degli Yo Yo Mundi, primo appuntamento di musica all’interno della stagione del teatro Nebiolo (a conferma di una bella versatilità nelle scelte per il cartellone), c’era anche molto dialetto, come senso di attaccamento alla propria terra, come unica lingua in grado di restituirne l’essenza con le sue inflessioni e i significati pieni delle sillabe arrotondate e musicali del Monferrato. Terra anche di Luigi Tenco, protagonista indiretto di Raccolto di Nuvole, spettatore dal cielo della giornata di festa per i frutti della terra, a cui il gruppo ha dedicato anche un omaggio, cantando tra gli ultimi brani la sua Ciao Amore ciao. (Di Rossella Mungiello da Il Cittadino del 13/12/2011. L'articolo qui)