Agora' dell'Artefatto Il blog del Teatro Nebiolo

1set/090

IL PROGRAMMA DELLA NUOVA STAGIONE

STAGIONE DI PROSA 2009/2010

sabato 3 ottobre ’09 Dionisi Compagnia Teatrale
Patate Una parola senza denti sulla guerra
Sul palco tre donne anziane, molto anziane, raccontano la guerra vista dagli occhi di chi “allora” era bambino, o ragazzo, trasformando quelle piccole storie in storie universali. Non è la guerra raccontata dall’informazione e nemmeno quella rielaborata dagli storici attraverso i documenti, è la guerra del vissuto, è la storia degli uomini e delle donne che nessuno si ricorderà più: non comandanti, non soldati, “solo” persone.
Spettacolo inserito in "LUOGHI COMUNI - residenze teatrali in giro per la Lombardia"

sabato 24 ottobre ’09 Scarlattine teatro
Scirocco. Ballata di viaggio
Un Caronte scafista di nome Joseph aiuta il pubblico ad attraversare il mare, introducendo lo spettacolo con un racconto sull'origine del male. È il mare quotidiano dell'indifferenza, dove abitano i cinque migranti protagonisti di Scirocco, spettacolo in movimento tra musica ed azione teatrale che al tema dell'immigrazione associa il tema del viaggio, del cammino e, indissolubilmente, del ritorno...
Spettacolo inserito in "LUOGHI COMUNI - residenze teatrali in giro per la Lombardia"

sabato 28 novembre ‘09 Compagnia Stabile del Teatro del Popolo
Montedidio
Di Erri De Luca
In poco tempo, a Montedidio, un quartiere di Napoli, un ragazzino di tredici anni si ritrova a crescere per diventare uomo. È bastato compiere tredici anni che subito è stato messo tra gli uomini ad occuparsi di cose adulte. Impara il lavoro, scopre l’amore e il dolore della perdita. Si ritrova solo a fare i conti con la vita. La guarda, la osserva con gli occhi puri di chi ancora non sa, si lascia trasportare dagli eventi per imparare poi a gestirli.

sabato 23 gennaio ‘10 Bottega dei Mestieri Teatrali
A cento passi dal Duomo
Di Giulio Cavalli e Gianni Barbacetto.Con Giulio Cavalli
colpisce l’essenza stessa della mafia al Nord, mettendola a nudo, mostrandone la collusione con la politica e la sua capacità di infiltrarsi nei gangli di potere. Ma la mafia al Nord non rappresenta solo un pericolo per il corretto svolgimento della libera concorrenza…. a Milano e in Lombardia si uccide, come nel profondo sud. Uno spettacolo supportato da dati e documenti per mappare l’attuale situazione, non per creare facile allarmismo, ma per segnalare alla coscienza civile la concreta e reale esistenza di un fenomeno criminale che si muove silenziosamente anche nell’operoso Nord Italia. “una ninna nanna dolce per un risveglio brusco di quella Lombardia che si crede immune dalla mafia”.

Sabato 6 febbraio ’10 Ilinx
Ilinx Machine.  A.T.A. Azienda Traghettatori Anime
Spettacolo per autovettura

La finzione del teatro entra nella realtà, la trasforma. La scena è paesaggio vero e proprio. Artificiale o  naturale che sia. I due parabrezza, i quattro finestrini, sono schermi, occhi che danno sul mondo.
Ma è dentro che succede. Voi, la macchina e la faccenda. La realtà si trasformerà. Trapasserete…
Immaginatevi di essere accompagnati in una macchina.
Immaginatevi di scoprire che siete erroneamente creduti morti.
Immaginatevi la più nobile fra le professioni: i traghettatori di anime.
spettacolo inserito in "LUOGHI COMUNI - residenze teatrali in giro per la Lombardia"

sabato 13 febbraio ‘10 amnesiA vivacE/Circo Bordeaux
Risorgimento Pop
L’Italia non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è sempre inattendibile, la Storia. Nella
ricostruzione dello storico, come nei ricordi dei testimoni, nelle fiction, come nei romanzi, negli spettacoli. E
allora bisogna prendere tutto con le pinze perché tutto, ahinoi, dev’essere interpretato, aggiornato e
discusso.
Risorgimento pop è uno spettacolo sull’Italia che non c’è, sull’Italia che non sorge, che se è risorta, è
rimorta, uno spettacolo sul Risorgimento, sui quattro padri della patria, Mazzini, Garibaldi, Cavour,
Vittorio Emanuele, e sul suo antipapà, Pio IX. Due attori, risorti e rimorti, immortali cadaveri, soli in scena,
in mancanza di Italia. Per un risorgimento pop.

Venerdì 26 marzo ‘10 Bottega dei Mestieri Teatrali/Napoli Teatro Festival Italia/Next
L’apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe
Di Dario Fo e Franca Rame. Adattamento, regia e interpretazione di Giulio Cavalli
Siamo dinnanzi all’apocalisse più grave di ogni tempo, il disastro ambientale del quale noi stessi siamo responsabili. L’unica via d’uscita sembra essere paradossalmente una catastrofe, che faccia fare al mondo un passo indietro. Giulio Cavalli mette in scena il testo di Fo e Rame aprendolo a contaminazioni diverse e mettendo in moto un singolare teatro d’inchiesta.
Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di ambiente, ecologia, energie sostenibili e rinnovabili? Quante volte subiamo l’inquinamento nozionistico di teorie e strategie che subito dopo si contraddicono o rimangono oscure? Il teatro può (e forse, deve) raccontare questo nostro rapporto prevaricante con l’energia in modo diretto, semplice ma non banalizzato e, perché no, istruttivo. L’apocalisse rimandata non è un campanello d’allarme (quello è suonato già tempo fa e non cene siamo accorti) ma piuttosto una “riunione condominiale”in teatro per decidere come rimboccarsi le maniche e chi fa cosa.

Venerdì 23 aprile ‘10 Teatro dei Limoni
Hamburger
“…Non si sale sul ring senza un buon motivo, e io ne ho almeno due.
Il primo è la rabbia. Mi scorre nelle vene, lungo le braccia, arriva nei pugni. E’ il mio ossigeno. E’ quello che mangio, che bevo. Non posso farne a meno. Amo stare qua sopra. E’ tutto il mio mondo. Un quadrato di luce e, attorno, il nulla….”
“…Il secondo motivo, invece, è Dante. E’ per colpa sua se sono qui.”
La storia di un ragazzo affetto da Disturbo Esplosivo Intermittente, che sin dall’adolescenza mostra un carattere eccessivamente violento, che lo porterà, dopo una serie di eventi negativi ad affrontare il riformatorio prima ed il carcere poi, fino all’incontro con un terapeuta, che, scoperta la sua patologia lo indirizzerà verso la boxe….”

STAGIONE DI MUSICA 2009/2010
Sabato 7 novembre ’09  Bar Boon Band
Randagi di Cristallo
Musica e poesia con i senza tetto della Stazione Centrale di Milano

sabato 16 gennaio ‘10 Mondorchestra
La mafia non esiste
Musica popolare siciliana

sabato 20 febbraio ‘10 Contrabbanda
Musica senza frontiere
La banda degli ottoni di Milano

Domenica 20 dicembre ‘09
NANNI SVAMPA
50 anni di storia musicale lombarda

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE PER UN TEATRO CIVILE 2009/2010
Giancarlo Caselli
Carlo Lucarelli
Raffaele Cantone e  Antonio Ingroia e Alberto Nobili
“L’etica libera la bellezza” video e incontro con Don Luigi Ciotti
“La santa” video e incontro con Ruben Oliva
Marco Travaglio
Biondani/ Malaguti/ Gerevini “Popolare 4 anni dopo”
Gioacchino  Genchi

E ancora…
In via di definizione Teatro che passione! la rassegna di Compagnie Filodrammatiche
La II edizione di Teatrock, concorso per band musicali
I Musical

1set/090

IL PROGRAMMA DELLA NUOVA STAGIONE

E' online il programma della stagione del Nebiolo 2009/2010
A Ciascuno il suo
tutti gli appuntamenti di Prosa, Musica, gli incontri e le iniziative.

E' possibile acquistare o prenotare gli abbonamenti scegliendo la propria poltrona, disponibili anche le informazioni su costi e modalità di acquisto.

Attualmente in via di definizione Teatro che passione! la rassegna di Compagnie Filodrammatiche;
La II edizione di Teatrock, concorso per band musicali;
I Musical.

A breve il calendario completo anche degli incontri del Centro di documentazione.

STAGIONE DI PROSA 2009/2010

sabato 3 ottobre ’09 Dionisi Compagnia Teatrale
Patate Una parola senza denti sulla guerra
Sul palco tre donne anziane, molto anziane, raccontano la guerra vista dagli occhi di chi “allora” era bambino, o ragazzo, trasformando quelle piccole storie in storie universali. Non è la guerra raccontata dall’informazione e nemmeno quella rielaborata dagli storici attraverso i documenti, è la guerra del vissuto, è la storia degli uomini e delle donne che nessuno si ricorderà più: non comandanti, non soldati, “solo” persone.
Spettacolo inserito in "LUOGHI COMUNI - residenze teatrali in giro per la Lombardia"

sabato 24 ottobre ’09 Scarlattine teatro
Scirocco. Ballata di viaggio
Un Caronte scafista di nome Joseph aiuta il pubblico ad attraversare il mare, introducendo lo spettacolo con un racconto sull'origine del male. È il mare quotidiano dell'indifferenza, dove abitano i cinque migranti protagonisti di Scirocco, spettacolo in movimento tra musica ed azione teatrale che al tema dell'immigrazione associa il tema del viaggio, del cammino e, indissolubilmente, del ritorno...
Spettacolo inserito in "LUOGHI COMUNI - residenze teatrali in giro per la Lombardia"

sabato 28 novembre ‘09 Compagnia Stabile del Teatro del Popolo
Montedidio
Di Erri De Luca
In poco tempo, a Montedidio, un quartiere di Napoli, un ragazzino di tredici anni si ritrova a crescere per diventare uomo. È bastato compiere tredici anni che subito è stato messo tra gli uomini ad occuparsi di cose adulte. Impara il lavoro, scopre l’amore e il dolore della perdita. Si ritrova solo a fare i conti con la vita. La guarda, la osserva con gli occhi puri di chi ancora non sa, si lascia trasportare dagli eventi per imparare poi a gestirli.

sabato 23 gennaio ‘10 Bottega dei Mestieri Teatrali
A cento passi dal Duomo
Di Giulio Cavalli e Gianni Barbacetto.Con Giulio Cavalli
colpisce l’essenza stessa della mafia al Nord, mettendola a nudo, mostrandone la collusione con la politica e la sua capacità di infiltrarsi nei gangli di potere. Ma la mafia al Nord non rappresenta solo un pericolo per il corretto svolgimento della libera concorrenza…. a Milano e in Lombardia si uccide, come nel profondo sud. Uno spettacolo supportato da dati e documenti per mappare l’attuale situazione, non per creare facile allarmismo, ma per segnalare alla coscienza civile la concreta e reale esistenza di un fenomeno criminale che si muove silenziosamente anche nell’operoso Nord Italia. “una ninna nanna dolce per un risveglio brusco di quella Lombardia che si crede immune dalla mafia”.

Sabato 6 febbraio ’10 Ilinx
Ilinx Machine.  A.T.A. Azienda Traghettatori Anime
Spettacolo per autovettura

La finzione del teatro entra nella realtà, la trasforma. La scena è paesaggio vero e proprio. Artificiale o  naturale che sia. I due parabrezza, i quattro finestrini, sono schermi, occhi che danno sul mondo.
Ma è dentro che succede. Voi, la macchina e la faccenda. La realtà si trasformerà. Trapasserete…
Immaginatevi di essere accompagnati in una macchina.
Immaginatevi di scoprire che siete erroneamente creduti morti.
Immaginatevi la più nobile fra le professioni: i traghettatori di anime.
spettacolo inserito in "LUOGHI COMUNI - residenze teatrali in giro per la Lombardia"

sabato 13 febbraio ‘10 amnesiA vivacE/Circo Bordeaux
Risorgimento Pop
L’Italia non risorge. L’Italia non c’è. La Storia non c’è. Perché è sempre inattendibile, la Storia. Nella
ricostruzione dello storico, come nei ricordi dei testimoni, nelle fiction, come nei romanzi, negli spettacoli. E
allora bisogna prendere tutto con le pinze perché tutto, ahinoi, dev’essere interpretato, aggiornato e
discusso.
Risorgimento pop è uno spettacolo sull’Italia che non c’è, sull’Italia che non sorge, che se è risorta, è
rimorta, uno spettacolo sul Risorgimento, sui quattro padri della patria, Mazzini, Garibaldi, Cavour,
Vittorio Emanuele, e sul suo antipapà, Pio IX. Due attori, risorti e rimorti, immortali cadaveri, soli in scena,
in mancanza di Italia. Per un risorgimento pop.

Venerdì 26 marzo ‘10 Bottega dei Mestieri Teatrali/Napoli Teatro Festival Italia/Next
L’apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe
Di Dario Fo e Franca Rame. Adattamento, regia e interpretazione di Giulio Cavalli
Siamo dinnanzi all’apocalisse più grave di ogni tempo, il disastro ambientale del quale noi stessi siamo responsabili. L’unica via d’uscita sembra essere paradossalmente una catastrofe, che faccia fare al mondo un passo indietro. Giulio Cavalli mette in scena il testo di Fo e Rame aprendolo a contaminazioni diverse e mettendo in moto un singolare teatro d’inchiesta.
Quante volte negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di ambiente, ecologia, energie sostenibili e rinnovabili? Quante volte subiamo l’inquinamento nozionistico di teorie e strategie che subito dopo si contraddicono o rimangono oscure? Il teatro può (e forse, deve) raccontare questo nostro rapporto prevaricante con l’energia in modo diretto, semplice ma non banalizzato e, perché no, istruttivo. L’apocalisse rimandata non è un campanello d’allarme (quello è suonato già tempo fa e non cene siamo accorti) ma piuttosto una “riunione condominiale”in teatro per decidere come rimboccarsi le maniche e chi fa cosa.

Venerdì 23 aprile ‘10 Teatro dei Limoni
Hamburger
“…Non si sale sul ring senza un buon motivo, e io ne ho almeno due.
Il primo è la rabbia. Mi scorre nelle vene, lungo le braccia, arriva nei pugni. E’ il mio ossigeno. E’ quello che mangio, che bevo. Non posso farne a meno. Amo stare qua sopra. E’ tutto il mio mondo. Un quadrato di luce e, attorno, il nulla….”
“…Il secondo motivo, invece, è Dante. E’ per colpa sua se sono qui.”
La storia di un ragazzo affetto da Disturbo Esplosivo Intermittente, che sin dall’adolescenza mostra un carattere eccessivamente violento, che lo porterà, dopo una serie di eventi negativi ad affrontare il riformatorio prima ed il carcere poi, fino all’incontro con un terapeuta, che, scoperta la sua patologia lo indirizzerà verso la boxe….”

STAGIONE DI MUSICA 2009/2010
Sabato 7 novembre ’09  Bar Boon Band
Randagi di Cristallo
Musica e poesia con i senza tetto della Stazione Centrale di Milano

sabato 16 gennaio ‘10 Mondorchestra
La mafia non esiste
Musica popolare siciliana

sabato 20 febbraio ‘10 Contrabbanda
Musica senza frontiere
La banda degli ottoni di Milano

Domenica 20 dicembre ‘09
NANNI SVAMPA
50 anni di storia musicale lombarda

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE PER UN TEATRO CIVILE 2009/2010
Giancarlo Caselli
Carlo Lucarelli
Raffaele Cantone e  Antonio Ingroia e Alberto Nobili
“L’etica libera la bellezza” video e incontro con Don Luigi Ciotti
“La santa” video e incontro con Ruben Oliva
Marco Travaglio
Biondani/ Malaguti/ Gerevini “Popolare 4 anni dopo”
Gioacchino  Genchi

28ago/090

Le conclusioni della direzione artistica sulla stagione 08/09 del Teatro Nebiolo

S5002235Se la prima stagione di un teatro (in qualsiasi angolo del mondo sia ficcato) è l’anno della sorpresa e della meraviglia, la seconda stagione è sempre un respiro con un retrogusto di ansia perché si è sicuri che toccherà scegliere a qualche bivio. Seduto in sala ad ascoltare le ultime briciole di eco di questo 2008/2009 c’è il profumo di una coerenza spessa; che per quanto possa essere più o meno condivisa è almeno il privilegio di un’identità coerente, non compromettibile e degna. La soddisfazione e la responsabilità di avere guadagnato in quest’ultima stagione nuovi compagni di viaggio (come la Fondazione Cariplo con il Progetto Etre, l’Associazione Etre delle residenze teatrali lombarde ,i tanti studiosi, attori e giornalisti che allevano con noi il Centro di Documentazione Teatro Civile e nuovi spettatori), nonché di avere ritrovato l’energia e il calore del nostro pubblico, ci dicono che l’adolescenza del Teatro Nebiolo e dei suoi mille satelliti di parole e persone è un’adolescenza vivace che suona ormai molto di più di una promessa. Oggi, su quel confine di cotone tra il tramonto della stagione 2008/2009 e l’alba della 2009/2010, il Nebiolo è la casa di temi, persone e modi che  sono diventati un valore.  E allora ci sarebbe da riservare l’ultimo applauso della stagione al “tutto” in cui il Teatro Nebiolo galleggia: il paese, le persone, le idee, gi errori, la fiducia, la sfiducia, il tecnico, l’organizzazione, gli artisti e il pubblico. Ma un applauso a palmo aperto, di quelli che non si accendono mica telecomandati ma sono un’esigenza: una voglia matta di gratitudine. Per questo teatro a forma di neo che doveva “essere un teatro di provincia” e invece non lo è stato.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo rifiutato di incensarci con i numeri ma abbiamo rivendicato il peso delle persone e dei contenuti.

Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo preservato la nostra autonomia da una falsa cortese politica di “rete” che qualcuno vorrebbe suonasse come moderazione e controllo.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo ricordato che i teatri sono un gioco tra spettatori e teatranti e nient’altro.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo sottolineato che la libertà di espressione (ancora di più sulle storie “lodigiane”) sono un diritto ma anche un dovere prezioso.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando non ci siamo fermati davanti alle gesta di “bravi” da poche lire, intellettuali da discount, detrattori per passione e per professione o davanti alla politica pavida della “tranquillità”.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo chiesto spiegazioni e abbiamo preso atto della vacuità delle risposte.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo scelto meno esibizioni e più opinioni.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando abbiamo sorriso delle prevedibilissime strumentalizzazioni.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando, tra le orge di vendemmie al chilo, abbiamo scelto di essere un teatro da sorseggiare. Come quel vino buono tra amici che, anno dopo anno, diventa una tradizione.
Non siamo stati “un teatro di provincia” quando, rileggendo a fine stagione l’anno che è stato, ci riconosciamo.

Un ringraziamento particolare va al Comune di Tavazzano con Villavesco che ha reso e rende possibile tutto questo.
La prossima stagione è già cominciata.

IL DIRETTORE ARTISTICO
Giiulio Cavalli


Copyright © 2009
This feed is for personal, non-commercial use only.
(Digital Fingerprint: Giulio Cavalli
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. )

26ago/090

Teatro Nebiolo: la storia

BENVENUTI NEL BLOG DI TEATRO NEBIOLO

La direzione del Teatro Nebiolo è lieta di ospitarVi all’interno della nuova sala realizzata dall’Amministrazione Comunale di Tavazzano con Villavesco sulle ceneri di un’antica cascina. Dopo 15 anni dalla chiusura del Cineteatro parrocchiale, il Comune ha voluto integrare, completare e ampliare l’offerta artistica e culturale del territorio, riprendendo una tradizione che è sempre stata forte e presente.
Il teatro è stato inaugurato nell’ottobre 2007, concluso il suo primo anno di attività con la stagione 2007/2008 “Libertà è partecipazione”, un anno ricco di spettacoli, concerti e iniziative in cui l’impegno e gli sforzi si sono concentrati per offrire il meglio del panorama culturale italiano, intraprende ora il secondo, ricco di nuovi progetti e iniziative.

Il Nebiolo, gestito dall’Associazione Culturale Bottega dei Mestieri Teatrali, con la direzione artistica di Giulio Cavalli è il primo teatro nel lodigiano in cui si configura il modello della residenza teatrale dove una compagnia continuando la propria attività di produzione spettacoli, gestisce contemporaneamente una sala in cui presentare i propri lavori, ma anche ospitare compagnie esterne. La programmazione del Teatro che già dal primo anno si è concentrata sulla proposta di svariate iniziative, riconferma per la seconda stagione importanti appuntamenti con un cartellone ricco di novità, dai grandi nomi alle giovani promesse: il teatro di prosa (dai classici alla drammaturgia contemporanea, con particolare riguardo: al teatro civile e a quello di narrazione) , la musica ( il jazz nelle sue più ampie espressioni, la musica antica, i cantautori), il teatro ragazzi (dal puro intrattenimento fino alle proposte di rilevanza didattica), fino alle compagnie filodrammatiche con commedie brillanti.

Completano la proposta gli incontri con gli autori in collaborazione con la Biblioteca Comunale su alcune tematiche di particolare rilevanza sociale (temi come giustizia o immigrazione),  gli eventi organizzati insieme all’Amministrazione comunale e le giornate dedicate al cinema (film per ragazzi, ma anche documentari e film d’autore).

Anche per i prossimi anni, l’Associazione si è aggiudicata la direzione artistica e la gestione della sala fino al 2010, l’intento è quello di continuare nella stessa direzione, aumentando progressivamente il numero di iniziative, mantenendo sempre un elevato profilo qualitativo delle proposte, introducendo sempre novità e appuntamenti diversi pur seguendo il proprio profilo artistico.

Breve galleria fotografica

20ago/090

Nebiolo, un palco per le voci «alternative»

È UN PO’ l’alternativa «giovane» alla stagione ufficiale e a volte istituzionale delle Vigne. Il teatro Nebiolo, rinato dopo 15 anni di chiusura della sala parrocchiale a Tavazzano, ha una stagione tutta sua, che è ripresa nel 2007, con la gestione della Bottega dei mestieri teatrali e la direzione artistica di Giulio Cavalli.

In questi anni, anche con l’appoggio di realtà più grandi, il Nebiolo è riuscito nel suo intento e oggi è una realtà pressoché consolidata. Non che ci sia una rivalità diretta con la stagione del capoluogo, ma anche a Lodi sono apparsi manifesti di lancio della scorsa stagione con la scritta «più Nebiolo, meno Vigne». Un ironico modo per «catturare» un po’ di affezionati del «fratello maggiore». La programmazione del Teatro che già dal primo anno si è concentrata sulla proposta di diverse iniziative: sul palco, spettacoli di prosa (dai classici alla drammaturgia contemporanea, con particolare riguardo al teatro civile e a quello di narrazione), la musica ( il jazz nelle sue più ampie espressioni, la musica antica, i cantautori), il teatro ragazzi (dal puro intrattenimento fino alle proposte di rilevanza didattica), fino alle compagnie filodrammatiche con commedie brillanti. Funzione tipica di un teatro che sperimenta, ma che non dimentica neppure le radici di una cultura locale nata non certo nei ristretti club delle élite culturali.

NELL’ELENCO delle proposte del Nebiolo anche gli incontri con gli autori in collaborazione con la biblioteca comunale su alcune tematiche di particolare rilevanza sociale (temi come giustizia o immigrazione) — come si legge anche sul sito Internet del teatro —, gli eventi organizzati insieme all’Amministrazione comunale e le giornate dedicate al cinema. L’associazione che gestisce il teatro è stata confermata nel suo ruolo fino al 2010. L’anno prossimo, quindi, Tavazzano dovrà scegliere ancora se continuare ad affidare la barra del timone nelle mani di chi ha rilanciato il vecchio teatro oppure di aprire una nuova esperienza.

 

DA IL GIORNO

L'ARTICOLO QUI

7ago/090

Teatro civile e impegno: Cavalli e la nuova sfida per il palco del Nebiolo

Autori, giornalisti e inchieste nella stagione di Tavazzano. La prosa d’innovazione, la musica “popolare” dal dialetto alla tradizione d’autore e l’informazione. Attori come Fo e Cavalli, Timpano, Compagnia Dionisi e Scarlattine Teatro; narratori come Lucarelli, giornalisti come Gomez e Travaglio, magistrati come Giancarlo Caselli (ex procuratore capo del tribunale di Palermo dal 1993 al 1999), Antonio Ingroia, Raffaele Cantone e Alberto Nobili. Si conferma quale teatro del contemporaneo per eccellenza,

16mag/080

Le diverse declinazioni

Quando ti guardi indietro ma proprio di un poco quasi di un niente. Sta finendo la prima stagione del Teatro Nebiolo. E pensare che era iniziata così il 28 ottobre 2007: con un pezzo che mi porto volentieri in tasca. L’avevamo scritto io e Francesco Lanza, come al Teatro Parenti sulla coda delle stagioni.

Sammy Church Uanciùfrì

Sammy Church Uanciùfrì al paese lo chiamavano tutti “l’americano”: Sammy Church Uanciùfrì. Lo chiamavano l’americano perché come diceva Brooklyn lui, giù al bar non ci riusciva nessuno. Come diceva lui brooklin con tutto quell’attorcigliamento di lingua, quella faccia tanto americana e tutto quello sputacchiamento…. (continua) Era partito al mercoledì, dalla stazione di fianco all’edicola, con la valigia di cartone, come nei telefilms tanto americani, e con tutti noi i suoi migliori amici a guardarlo incastrarsi tra sedili del treno con la valigia di cartone: Sammy Church Uanciùfrì. Partiva con quella faccia poco convinta e la sua valigia di cartone pronto che andava in America, perché Sammy Chirch Uanciùfrì aveva cominciato la sua carriera leggendo Brooklyn sul pacchetto delle cicche, che come lo diceva lui ti lasciava incantato, e adesso voleva fare l’attore.
- E per fare l’attore non ce n’è come andare in america – diceva sempre – che qui in paese mi manca il mio pubblico.
- Sarà che in fondo a Sammy Church Uanciùfrì noi ci avevamo sempre voluto bene, e che in fondo come diceva il Sergio ci aveva anche una bella sfiga santa ad essere nato mezza tacca di attore qui da noi che tutto il suo pubblico invece era in America, sarà che Sammy Church Uanciùfrì diceva Brooklyn come non lo diceva nessuno, e così tutti per non farlo partire ci avevamo anche organizzato una serata tutta per lui, giù alla cascina di fianco alla via Emilia, una serata di quelle di teatro quello serio per non fargli sentire la mancanza dell’america e tenerlo qui con noi. Che nella serata ci avevamo anche organizzato tutto per benino, con un mezzo palco tarocco che ce l’aveva costruito il Mimmo nel tempo di una bottiglia e mezzo di Pinot, che Mimmo era il meccanico del paese, Mimmo aggiustava le bici, poi con i pezzi che gli avanzavano ogni volta con i pezzi che gli avanzavano dalle bici aggiusta le lavatrici, e poi con quelli della lavatrice le macchine, e con quelli delle macchine riesce a costruirci i ferri da stiro e così via (perché dice che ormai l’ingegneria meccanica è tutto un magna magna che ci sono rivetti bulloni e pezzi vari in più che sta in piedi tutto lo stesso anche senza…); insomma Mimmo ci aveva fatto questo palco tutto mezzo di pezzi di lavatrice e bicicletta che l’aveva fatto tutto lui perché così magari Sammy Church Uanciùfrì si convinceva di non andarci all’america a fare l’attore. L’Armandino ci aveva fatto invece l’illuminazione quella seria, che diceva che ci voleva una di quelle illuminazioni delle cose di teatro quello serio, di quelle che ti lasciano i puntini negli occhi per una settimana: e allora due notti prima aveva martellato due lampioni della via Emilia e li aveva girati al contrario sopra il palco fatto di mezza bici e mezza lavatrice. Il vigile del paese, che lo chiamavano lo sceriffo perché era una persona mite, il vigile del paese aveva detto che girare i lampioni non era una cosa tanto regolare e ci aveva avuto una litigata con l’Armandino che solo a ricordarla ti vengono i brividi. Alla fine avevano trovato l’accordo: sui manifesti dello spettacolo di Sammy Church Uanciùfrì ci avevano messo sotto un notabene: PER MOTIVI DI SICUREZZA SI CONSIGLIA DI FARE IL GIRO INTERNO E DI NON ARRIVARE DALLA VIA EMILIA. Insomma che ci eravamo impegnati tutti perché la serata venisse fuori bene e Sammy Church Uanciùfrì si convincesse davvero di non partire. Io avevo incollato dappertutto i manifesti fatti su carta di prosciutto che ce li aveva regalati la mamma di Giovannone, che aveva il negozio di prosciutto che sapeva di manifesto. Lo spettacolo era anche andato benino, che me lo ricordo bene, che Sammy Church Uanciùfrì aveva voluto esagerare e aveva recitato Brooklyn e poi in americano anche tutti gli ingredienti: peppermint, azucar, yarabic, declogoylyx, acidlipsilon, xailitoul, sciugar, sirùp of glucolix, fud acid (cotric, pitric, mali, vitric, pitril, aspil, vetril ) concentreadet friut purè, fresh fruit uan ciù frì per cent, e aveva chiuso che sembrava Gasmann con tutta quella barba con il colorante: E 512 che l’aveva pronunciato E 512 come solo lui lo sapeva farlo. Un trionfo. Ma Sammy Church Uanciùfrì era sceso dal mezzo palco e l’aveva ridetto che per fare l’attore non ce n’è come andare in america – diceva sempre – che qui in paese mi manca il mio pubblico. E l’Armandino aveva dovuto rigirare i lampioni, il Mimmo rismontare quel pezzo di palco che l’ha riusato per farci una lavastoviglie e Sammy Church Uanciùfrì era partito. Era partito al mercoledì, dalla stazione di fianco all’edicola, con la valigia di cartone, come nei telefilms tanto americani, e con tutti noi i suoi migliori amici a guardarlo incastrarsi tra sedili del treno con la valigia di cartone: Sammy Church Uanciùfrì. Partiva con quella faccia poco convinta e la sua valigia di cartone pronto che andava in America, perché Sammy Chirch Uanciùfrì aveva cominciato la sua carriera leggendo Brooklyn sul pacchetto delle cicche, che come lo sapeva fare lui ti lasciava incantato, e adesso voleva fare l’attore. E un po’ a me, l’Alfio, il Gigio, il Buse e il Bus ci era scesa la tristezza che Sammy Chirch Uanciùfrì era partito con il biglietto del treno Tavazzano – Nuova York solo ritorno. Che il Gigio aveva anche fatto polemica su come ciufolo faceva ad arrivarci quel treno da Tavazzano fino a Nuova york linea diretta con le rotaie sopra al mare. Ed era scesa una tristezza rossa come il rosso triste del bitter campari. E al bar per ogni giro di tristezza si offriva due giri di campari. Che adesso che è partito posso anche scriverlo nella storia che Sammy Church Uanciùfrì si chiamava Samuele e suo papà di cognome Chiesa, anche se si faceva chiamare Sammy Church tradotto all’americana, e uan ciùfrì ce li aveva aggiunti lui che erano le prime tre dell’alfabeto americano. E quello era il suo nome d’arte. E con il suo nome d’arte era partito per l’America a fare l’attore. Dopo un mese e mezzo arriva al bar una cartolina da Nuova York, americana con un francobollo della statua della libertà, che il postino ce l’aveva portata con le lacrime agli occhi che diceva che il suo è proprio un bel lavoro che gli fa conoscere il mondo che è come un po’ essere lì e poi si era fatto fotografare di fianco al francobollo. Per chi leggeva la lettera ad alta voce giù al bar venne fatto all’estrazione come la tombola e uscì Balòs, che però non sapeva leggere. Allora alla seconda estrazione uscì il parlamentare del paese in pensione, che però di disse che lui non voleva saperne di esteri, che tutta la vita aveva avuto i suoi problemi povera stella con gli interni. Allora Armandino la prese e disse fanculo all’estrazione la leggo io – disse – la leggo io la lettera di Sammy Church Uanciùfrì l’americano che è andato in america con la valigia di cartone, è andato in america a fare l’attore: e sopra alla cartolina c’era scritto che salutava tutti e che stava bene, e che finalmente era lì in america dove c’era il suo pubblico, che adesso gli mancava solo di andare a trovarlo, e che in america il teatro andava proprio come doveva andare, che era teatro democratico sul serio: che bastava che ti cercavi un lavoro appena appena serio senza perderti in studiare di teatro che alla fine di cinquantarla finivi che il teatro te lo costruivi tu cin tutti i pezzi quelli veri, ci facevi dentro quello che vuoi che tanto è tuo e se proprio c’era bisogno di noleggiavi anche un pezzo di pubblico. che lì in america non era mica come al paese, che lì in america c’era la cultura del commercio e insieme il commercio della cultura. E che lui aveva trovato gìà subito un posto da cameriere 8 dollari all’ora. Che era sulla strada di diventare una stella.
E lì era scesa una tristezza e malinconia, a dirla tutta si era alzata una tristezza che sembrava una nebbia giù al bar con Armandino che leggeva. Che non sembrava nemmeno di essere più allo stesso paese senza Sammy Church Uanciùfrì l’americano che è andato in america con la valigia di cartone. Che nessuno nemmeno se la sentiva di rispondere a Sammy Church Uanciùfrì l’americano, che cavalcava la strada del successo in uessei con il vassoio del campari doppio cheese. E con tutta quella tristezza il paese non era più lui: via cascinetta era diventata via cascinicola, via 4 novembre si era accorciata ad una via dei primi di marzo, le striscie pedonali sulla via emilia erano scolorite come sulla televisione in bianco e nero e anche il sillaro d’estate non aveva più il suo colore tipico di coca e rhum. E il paese non sembrava proprio più lo stesso. E ogni mese arrivava il postino con la cartolina di Sammy Church uàn ciùfrì e gli occhi commossi per il francobollo e non si sapeva come uscirne da tutto questo grigio.
Ricordo bene che fu l’Armandino, fu proprio l’Armandino a dire che per salvarsi e tornare al technicolor toccava farci un teatro con i pezzi di teatro e tutte le cose in regola. Che c’era da farlo giù al Nebiolo e farci una sorpresa a Sammy Church uan ciùfrì. Che quando fu finito tutto bello in piedi tutto dritto un po’ in pendenza verso destra era tutto il paese era ancora un brillare di occhi e il postino a correre a farsi fare subito di fianco la fotografia.
Che si era lì pronti a scriverlo sulla cartolina per nuova york quando arrivò l’ultima lettera di Sammy Church. Che diceva:
From Sammy Church to Tavanazzo, Emily root, Italia, Yuròpa, Yùniverss, Agàna Uèi.
Cari amici di Italy, qui le cose vanno very gùd, che come vedete manco mi ricordo più come cazzo si scrive tavanazzo, okkèy. Abito sulla sesta èveniu, che si incrocia con la quindicesima strìt, che cappotta sulla root sixti six e si immette sulla highway Agàna Uèi.
Chiedo sorry se faccio qualche errore mentre scrive questa lettera, o se ci mischio un po’ di slànguo, ma oramai il Sammy è una Star, che ce lo vedo già Little Armando che si chiede se ora guido i pullman. Don’t uorri, Little Armando! Qui negli United Staz of iùessèi, le Star sono tipo Gretha Gherbio, Robbert De Nàiro, e come vedete si chiamano tutti con nomi che con l’italiano di voi contadini non c’entrano un caz of nothing. Spero che vi sono arrivate le mie lettere precedevoli, perché qui nello Iùessèi le Poste funzionano, mica come da voi che infatti le vostre risposte non mi arrivano mai. Finisce che quando mi arriva la risposta alla prima lettera, sono già nella Hall of Fame. Che qui ce la vedo Giovannone, che qui nell’America of United Staz sarebbe Big Giovanni, che si chiede se la Hall of Fame è qualcosa dove si mangia. Si legge Fèim, non “fame”, ed è quella che qui negli Stati uniti of Iùessèi, te la puoi costruire: la famosità, che è quanto sei famoso, agàna uèi. E quando sei famoso, la fame quella che si legge come si scrive, quella te la dimentichi.
Sammy Church vi scrive, oggi, per fare il Bulletin, che fermatelo subito il vigile pòlisman e ditegli che “bulletin” vuol dire notiziario, non che vado in giro a bucare le ruote delle bàisicol, oh yè. Sammy Curch ha partecipato a un miùsicol di Broddoway. La storia di un semplice boy che guarda l’America e fa il panettiere e diventa quasi quasi presidente degli United Staz, qui in provincia di Iùessèi. Una storia che assomiglia un po’ a Sammy Church. Che poi sono sempre io, ma qui in slanguo americano si usa spesso parlare di te come se non ti conoscessi. Perché è volgare e contadino, e allora parli di te come se è un altro. Agàna Uèi.
Vi mando l’articolo di giornale dove hanno sbagliato a fare la foto e scrivere il nome. Hanno scritto Samuel Charles, e il parapazzo ha fatto la foto agli attori mentre ero nel camerino a firmare gli autografi. Poi vi mando una mia foto con il vestito elegante e con un atografo anche per voi, con la dedica “Ai miei friends di Tavanazzo, Italy, with Love” e poi la firma con lo svolazzo. Che qui negli Iuessèi of America se non firmi con lo svolazzo non sei un cazzo di nobody di nessuno. Ah, e poi with Love vuol dire “con amicizia”, che qui è tutto più grande e più alto, e più big, e quindi anche l’amicizia la chiamano Love. Che se l’amicizia la chiamano amore, capite, che le girls qui basta che gli sei amico e ti fanno cose che lì neanche te le immagini. Infatti oltre ai successi a Broddoway, Sammy Curch, che sono sempre io che parlo di me, ha una donna diversa evri nàit. Non come la Ginevra, che lì alla centrale dell’Enels c’era sempre solo lei e si doveva fare i turni. No, qui di centrali dell’Enails, è come se ce ne sono mille, aghèin and aghèin, all nàit long, agàna uèi.
Ah poi i teatri, qui, non sono mica come quelli che costruite lì a Tavanazzo. Qui i teatri sono fatti di pezzi di teatro, non di biciclette. E le luci fanno più luce di tutti i lampioni della Emily root messi insieme evribbàdi. E quando Sammy Church esce in scena, gli mettono addosso talmente tanto cerone in faccia che i fanali potrebbero anche scioperare che tanto la luce ci sarebbe lo stesso. E il pubblico applaudisce se gli piace così così, ci mette anche i fischi se proprio gli piace un fracco, che lì da voi i fischi li tirate dietro solo alla cameriera del Bar, mentre se non gli piace fa “buuuu”, che da voi invece lo usate solo se volete spaventare il vigile pòlisman quando sbuca dall’angolo in bicycle. Qui sì che sanno come usare anche i “buuu”, gli applausi i fischi e tutti i pezzi di teatro che servono per costruirci le cose teatrali.
Tra poco tempo sono sicuro che avrò i money per comperare dei pezzi di palco, pezzi di camerino, pezzi di fanali e costruirci un teatro tutto mio. Che vorrà dire che sono arrivato, il sogno del dream americano, la grande occasione, che qui la chiamano anche la Grande Mela. Per quella storia della mela che fa bene, no? Che ti toglie il doctor di torno. Ecco, qui ti togli di torno proprio tutte le cose che vanno male. E poi se mi avanzano dei big money, vi compero il biglietto del diretto Tavanazzo-New York, e mi venite a vedere che signore che sono diventato, con la casa sulla sesta èveniu, e vi ci porto a Broddoway, evribbàdi tutti insieme. Aggàna Uèi.
Ora vi saluto, devo andare a fare le prove del vestito per il miùsicol di stasera. Kiss a tutti quanti all tughèder. Qui sto bene, e mi sto costruendo la vita con pezzi di vita vera. Mica come prima che Sammy Church era un soprannome. Qui negli Stati Uniti, frazione di Iuessèi, Sammy Church è il mio nome vero.
Good bài Tavanazzo!
Sammy Church
Armandino chiuse la lettera con la faccia come se la carogna gli stava montando da una settimana con la rincorsa. E c’era un silenzio giù sui bicchieri di campari che sembrava che era venuto a braccetto con la carogna. E l’Armandino disse – fanculo all’estrazione e fanculo anche all’americano e la sua cingomma – e il silenzio si faceva con il bianco due in tre. E che – se il teatro ormai ce l’abbiamo fatto adesso lo usiamo all’iuessei – che lo usiamo noi e che Cingomma vùn dùtrì è meglio che che se ne sta lì in america, e poi giù una saracca di pensieri che se li dico si alza e il prete e mi chiude il sipario. Il direttore artistico venne fatto il postino, che con tutto quel giro di francobolli aveva fatto dieci volte il giro del mondo. A Sammy Church venne cestinato anche il bicchiere suo personale del bitter che c’era dentro il frigo. E al Nebiolo si faceva teatro che era una bellezza con addirittura la luce sulla via Emilia che ci si può arrivare anche facendo il giro da fuori.
A Sammy Church uanciùfrì l’americano la cartolina gliel’ho spedita io. Dietro una mia foto del semaforo sulla via emilia che sotto c’era scritto “benvenuti a tavazzano” e di fianco il conto corrente della polizia municipale. Sopra ci ho scritto
Hello Sammy,
l’ho scritto all’americana così si capisce meglio. Sono felice di comunicarti che ora abbiamo un teatro vero, qui a Tavazzano, fatto coi pezzi di un teatro vero, con i fanali veri e tutto quanto. Abbiamo anche studiato le cose che servono per chiedere a una stella come te se vuole portare qui il suo musical di Broddoway: la scheda tecnica, qualche foto, e la sinossi – pensa che io una volta credevo che fosse una malattia del naso, e invece è una cosa che serve. La sottoporremo al direttore artistico, che è il postino. Vedrai che il tuo pubblico, se sei una stars, ti seguirà anche qui.
Cordiali saluti
P.s.: insieme agli spettacoli, cerchiamo anche, per il bar del teatro, un ragazzo. Magari se conosci qualcuno che non è riuscito a diventare una stella come te, portalo qui.
Qualche settimana dopo il postino portò una lettera, con il francobollo della libertà, e con i colori che hanno le buste quando viaggiano da tanti chilometri. C’era dentro il curriculum di un certo Samuele Chiesa, per il posto da barista al teatro. Ma non volevo che in paese si spegnesse la leggenda di Sammy Church che è partito per l’america con una valigia di cartone e che è diventato una Stella. Ho girato il foglio, l’ho regalato ad Armandino, che non sa leggere, e che se l’è fumato in riva al Sillaro con un Coca e Rhum.
Se sei in sala, Sammy Church, stasera, non vergognarti come i granelli di zucchero su un bicchiere finito di aperol: c’è libera una domenica a Marzo, per il tuo musical.


Copyright © 2009
This feed is for personal, non-commercial use only.
(Digital Fingerprint: Giulio Cavalli
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. )

Articoli recenti

Commenti recenti

Archivi

Siti Amici

Siti dei contributi

Meta